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Intervista con Marco Visinoni, autore di Apocalypse Wow


Apocalypse Wow, Nove ballate per l’ultim’ora. Ce ne parli?

Apocalypse Wow è un intreccio di nove storie unite dal filo conduttore della Fine. Fine non solo come morte, ma come ora decisiva per rialzarsi o crollare definitivamente. Mi piace scrivere di qualcuno che si trova alle prese con l’ultim’ora: in Apocalypse Wow c’è chi lotta per sopravvivere e c’è chi scivola nel baratro (penso all’atmosfera cupa della prima ballata, Lilith).

Leggendo le nove ballate di Apocalypse Wow si resta meravigliati dal tuo eclettismo. È come se le storie abitassero mondi distinti, parlassero lingue diverse. Appartenessero a differenti autori.

La scrittura riflette gli impulsi che attraversano la vita nel periodo in cui un’opera è compiuta: esperienze, interessi, immagini. Tutto. Sono convinto che più diversifichiamo la nostra vita e più la scrittura ne guadagni, il rischio altrimenti è che resti impantanata. Dal punto di vista letterario i miei capisaldi sono i postmoderni americani (Pynchon, Wallace), il noir di Ellroy, il minimalismo glaciale di Ellis…poi a seconda dei periodi leggo, guardo e mi interesso di tutt’altro. Probabilmente in ciò che scrivo si trovano tracce di tutto questo. La sfida è tradurre ogni impulso nel proprio linguaggio, costruendo una visione nuova e originale.

Letteratura a parte, avverto nella tua scrittura grosse spinte musicali e cinematografiche. Ricordo che hai approfondito questi temi in un programma radiofonico, alcuni mesi fa. Ce ne parli?

Cinema e musica sono sempre presenti mentre scrivo, anche solo a livello di subconscio. Per il cinema penso a David Lynch, del quale ammiro la capacità di costruire un mistero che si insinua nelle ossa dello spettatore, senza abbandonarlo all’uscita del cinema. La musica è invece decisiva non tanto per i riflessi sulle trame, quanto per il ritmo dell’intera narrazione: me ne accorgo subito quando sto leggendo un libro e le parole si inceppano. A quel punto non riesco a continuare, per quanto interessante possa essere la storia. La cadenza è fondamentale.

Perché il print-on-demand dopo un editore tradizionale?

L’avventura con Miraviglia Ed. per il mio primo romanzo (Macabre danze di sagome bianche, ndr) è stata positiva, mi ha aperto la strada al mondo letterario. Per i racconti ho voluto sperimentare Unibook.com perché mi dà l’opportunità di curare ogni aspetto, come se realizzassi un quadro. La grafica per me è decisiva, e non parlo solo della copertina. Chi legge Apocalypse Wow si accorgerà della particolarità con cui i dialoghi vengono rappresentati in modo differente tra una storia e l’altra: sono sempre in cerca di una reinvenzione visiva che li renda più immediati, meno staccati dal resto del testo.

Questa ricerca del nuovo è fondamentale per Apocalypse Wow: è come se assorbissi una miriade di influenze per poi restituirle alla pagina in modo del tutto personale, sia dal punto di vista formale che delle trame. Il nuovo è l’obiettivo di chi scrive, secondo te?

Dovrebbe esserlo, ma viste le poche proposte originali in libreria mi riesce difficile pensare che sia così: io mi pongo di fronte alla pagina bianca con l’obiettivo di stupire e perseguire strade nuove, non solo rispetto agli altri ma anche rispetto a ciò che io ho già scritto in passato. Non capisco chi ripropone il già letto, cavalcando le mode o gli stili di altri autori.

Parliamo della tua copertina: la sagoma bianca con le mani aperte in un buio senza fine ha una semplicità che affascina. Come ti è venuta l’idea?

L’immagine è nata dopo il titolo della raccolta: Apocalypse Wow potrebbe suggerire una sorta di attaccamento euforico al concetto di Apocalisse; la copertina riporta invece a un mondo glaciale, in cui una sagoma umana stilizzata apre le braccia nel buco nero che l’ha inghiottita. Amo i contrasti. L’immagine può avere moltissimi significati, il fatto che resti incollata alla mente dal primo sguardo è il segno che colpisce a fondo.

Ultima domanda: in Apocalypse Wow citi più volte autori letterari e non (Douglas Coupland, ma anche Roger Waters e i Pink Floyd). Ci lasci con una citazione?

“I hurt myself today, to see if I still feel”. Nine Inch Nails, colonna sonora ideale di Non so perché quando mi sveglio sembra una domenica normale.

 

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